Parquet o gres porcellanato? Come scelgo il pavimento in una ristrutturazione
La domanda non è quale sia il migliore. È quale sia il più giusto per chi vivrà quella casa
Ogni volta che inizio una nuova progettazione arriva quasi sempre questa domanda. “Architetto, è meglio il parquet o il gres?” La risposta sorprende quasi tutti. Perché non scelgo mai partendo dal materiale. Scelgo partendo dalle persone. È una differenza enorme.
Negli ultimi anni il mercato ha trasformato il pavimento in una gara di prestazioni. Più resistente. Più realistico. Più economico. Più facile da pulire. Ma una casa non è una scheda tecnica. È un luogo che accompagnerà la tua vita per molti anni. Per questo motivo il pavimento è una conseguenza del progetto. Mai il contrario.

Ogni materiale racconta una casa diversa
Quando progetto una casa non penso mai: “Qui ci sta bene il parquet.” Mi faccio un’altra domanda. Come vivranno questo spazio? Hanno bambini? Camminano scalzi? Ricevono spesso ospiti? Lavorano da casa? Entrano con le scarpe? Amano materiali naturali? Oppure cercano praticità assoluta?
Il materiale arriva solo dopo queste risposte — in ogni progetto di ristrutturazione a Napoli come altrove.
Quando scelgo il parquet
Il parquet continua ad avere qualcosa che nessun altro materiale riesce a replicare completamente. Non è solo una questione estetica. È una sensazione. Camminare scalzi. La temperatura della superficie. L’assorbimento del suono. La matericità. Il tempo che passa lasciando piccoli segni di vita. Ogni parquet cambia negli anni. E proprio per questo acquista carattere.
Nel mio lavoro utilizzo spesso il rovere naturale, una delle essenze che considero più equilibrate per una casa contemporanea. Ha una stabilità elevata. Una colorazione calda. Ottime prestazioni. Ed è capace di dialogare sia con interni minimalisti sia con ambienti più classici.
Naturalmente conta anche la posa. Una spina italiana comunica equilibrio. Una spina ungherese racconta eleganza. Una posa lineare restituisce pulizia e continuità. Anche il disegno del pavimento diventa architettura.

Quando scelgo il gres porcellanato
Ci sono invece situazioni in cui il gres rappresenta la soluzione migliore. Non perché costi meno. Ma perché risponde meglio al progetto. Oggi il gres porcellanato ha raggiunto livelli qualitativi straordinari. Grandi formati. Texture naturali. Effetti pietra. Effetti cemento. Superfici continue. Manutenzione minima. Resistenza elevata.
Un dato tecnico che considero sempre in fase di progetto: il gres porcellanato ha un coefficiente di assorbimento d’acqua molto basso, spesso inferiore allo 0,5%. Il legno, al contrario, è un materiale igroscopico — respira, assorbe e rilascia umidità in base all’ambiente. Non è un difetto: è una caratteristica viva, che va semplicemente rispettata nella scelta degli ambienti dove posarlo. Per questo, in una zona notte o in un ambiente con rischio di umidità di risalita — molto comune nelle ristrutturazioni a Napoli e provincia — il gres resta spesso la scelta più prevedibile nel tempo.
Anche qui la domanda non è mai: “Qual è il materiale migliore?” La domanda giusta è: quale materiale migliora davvero questa casa?

Il progetto E&M Penthouse
E&M Penthouse, un attico a Monte di Procida, in provincia di Napoli, rappresenta perfettamente questo approccio. Durante la progettazione la scelta è stata guidata da un principio preciso: continuità e calore in tutti gli ambienti principali, con un dettaglio tecnico che rende il pavimento un elemento architettonico a sé.
Abbiamo utilizzato un rovere naturale a doghe alternate — tre differenti larghezze e lunghezze che si alternano lungo tutta la superficie. Non è un dettaglio decorativo: è una scelta che cambia la percezione stessa degli ambienti, rompendo la ripetitività di una posa tradizionale e restituendo una sensazione di maggiore ampiezza e movimento. Nei bagni, invece, il gres ha garantito rigore e durabilità, dove l’esposizione quotidiana all’acqua richiede un materiale più resistente e prevedibile nel tempo.
Non esisteva un materiale migliore. Esisteva una scelta migliore per ogni ambiente — e, in questo caso, anche per ogni singola doga. Ed è una differenza fondamentale in ogni ristrutturazione residenziale a Napoli e in Campania.
Gli errori che vedo più spesso
Il primo errore è scegliere il pavimento appena si entra nello showroom. Succede continuamente. Si compra un materiale. Poi si costruisce la casa intorno.
Io lavoro esattamente al contrario. Prima progetto gli spazi. Poi definisco la luce. Successivamente studio gli arredi. Infine scelgo i materiali. Quando il pavimento arriva alla fine del percorso, tutto trova il proprio equilibrio.
Il materiale deve raccontare chi abita la casa
Una giovane coppia. Una famiglia con figli. Un professionista. Una seconda casa. Ogni abitazione ha esigenze completamente diverse. Per questo motivo non esistono materiali universali. Esistono materiali coerenti. Ed è questa coerenza che rende un progetto elegante anche dopo molti anni.
Le mode cambiano. Le persone molto meno.
Quello che ho imparato
Negli anni ho smesso di chiedermi quale fosse il materiale migliore. Ho iniziato a chiedermi quale fosse quello più giusto. È un cambio di prospettiva. E cambia completamente il progetto.
Perché quando il materiale nasce dall’ascolto delle persone, diventa parte della loro quotidianità. Non un semplice rivestimento.
Domande frequenti
Il parquet richiede molta manutenzione?
Dipende dall’essenza scelta e dalla finitura superficiale. Oggi i pavimenti in legno moderni, come il rovere naturale o il doussiè, garantiscono ottime prestazioni anche nell’uso quotidiano.
Il gres è più resistente?
In generale sì, soprattutto contro urti, macchie e usura. Per questo viene spesso scelto in ambienti molto utilizzati o soggetti a umidità.
Posso utilizzare materiali diversi nella stessa casa?
Assolutamente sì, se fanno parte di un progetto coerente. L’importante è che ogni scelta abbia una motivazione architettonica e non sia casuale — come nel caso di AM Duplex.
Conclusione
Ogni pavimento racconta qualcosa. Ma dovrebbe raccontare prima di tutto chi vive quella casa. Per questo motivo non parto mai dal catalogo dei materiali. Parto dalle persone. Solo dopo arriva il progetto. E soltanto alla fine scelgo il pavimento — che si tratti di una ristrutturazione a Napoli o di un progetto in qualsiasi altra parte d’Italia.
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